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«Ma a chi interessa hackerare il mio frigorifero?» La risposta arriva dalla Francia

14 ott
Tempo di lettura: 3 min

Cybersecurity, NIS2 e dispositivi connessi: un attacco ai supermercati francesi dimostra perché anche le apparecchiature più insospettabili devono essere protette.

13 ottobre 2026

 

Quando assistiamo le imprese nel percorso di adeguamento alla normativa NIS2 e, più in generale, nell'analisi dei rischi informatici, ci capita spesso di incontrare una particolare obiezione.

«Ma chi volete che venga ad hackerare il mio forno? O il mio frigorifero? A chi può interessare?»

È una domanda comprensibile. Soprattutto quando proviene da una piccola o media impresa che non fornisce servizi IT e, magari approfittando di incentivi per l'ammodernamento tecnologico, ha acquistato nuovi macchinari dotati di connessione alla rete, sistemi di controllo remoto e funzionalità digitali.

La risposta, molto concreta, arriva proprio in queste ore dalla Francia.

 

Frigoriferi hackerati, temperature a 50 gradi

Nella notte tra l'11 e il 12 ottobre 2026, un attacco informatico ha colpito i sistemi di refrigerazione di centinaia di supermercati francesi, appartenenti a diverse importanti catene della grande distribuzione[1].

Secondo le prime ricostruzioni, gli attaccanti sarebbero riusciti a intervenire da remoto sui sistemi di gestione dei frigoriferi e dei congelatori, attivando cicli di sbrinamento e facendo salire le temperature, in alcuni casi, fino a 50 gradi.

Le conseguenze sono state pesanti: interruzione della catena del freddo, grandi quantità di alimenti da eliminare, danni economici stimati nell'ordine di milioni di euro e persino segnalazioni di principi d'incendio.

Le indagini, tuttora in corso, si concentrano anche sulle vulnerabilità di software utilizzati per il controllo degli impianti di refrigerazione.

Non sono stati necessariamente rubati dati né è stato necessario bloccare i computer degli uffici. È bastato alterare il funzionamento di apparecchiature fisiche attraverso i sistemi informatici che le governano.

 

 

Il problema non è quanto sia interessante il tuo frigorifero

La domanda «Perché qualcuno dovrebbe attaccare proprio me?» nasce spesso da un equivoco: l’idea che l’hacker sia sempre una persona che sceglie deliberatamente una particolare azienda, ne studia le attività e decide di prenderla di mira perché custodisce informazioni preziose.

Ma molti attacchi informatici non funzionano così.

Le vulnerabilità possono essere individuate e sfruttate attraverso attività automatizzate, rivolte indiscriminatamente a dispositivi e sistemi esposti in rete. Un apparecchio può diventare un bersaglio semplicemente perché utilizza un software vulnerabile, presenta una configurazione insicura oppure consente un accesso remoto non adeguatamente protetto.

E se la stessa tecnologia è installata in decine, centinaia o migliaia di aziende, una singola vulnerabilità, che peraltro spesso viene resa pubblica, può produrre conseguenze su scala molto ampia.

Non occorre che qualcuno sia interessato alla tua azienda. Può essere sufficiente che, per qualche motivo, sia interessato alla vulnerabilità presente in un dispositivo che la tua azienda utilizza.

 

Dal frigorifero al forno industriale: il rischio è nelle cose connesse

La digitalizzazione delle imprese ha portato enormi vantaggi: forni industriali, frigoriferi professionali, macchinari di produzione, impianti di climatizzazione, sistemi di videosorveglianza e apparecchiature di controllo possono oggi essere monitorati, configurati e gestiti a distanza. La connessione permette di ottimizzare consumi e prestazioni, prevenire guasti, raccogliere dati e ridurre i costi di manutenzione.

Ma introduce anche nuovi punti di accesso che devono essere considerati nell'analisi dei rischi.

Un forno connesso non è soltanto un forno: è anche un dispositivo informatico. Un frigorifero gestito da remoto non è soltanto un frigorifero: è anche un sistema potenzialmente raggiungibile attraverso una rete.

Di conseguenza, un attacco informatico a queste apparecchiature può trasformarsi in un danno materiale: prodotti deteriorati, produzione interrotta, macchinari danneggiati e, nei casi più gravi, rischi per la sicurezza delle persone.

 

Cosa c'entra la NIS2?

La direttiva europea NIS2, recepita in Italia con il D.Lgs. 138/2024, richiede ai soggetti rientranti nel suo campo di applicazione di adottare misure tecniche, operative e organizzative adeguate e proporzionate per la gestione dei rischi informatici.

Tra gli aspetti da considerare vi sono l'analisi dei rischi, la gestione delle vulnerabilità, la sicurezza della catena di fornitura, la continuità operativa e la gestione degli incidenti.

Questo significa che la sicurezza informatica non può esaurirsi nella protezione dei computer degli uffici, della posta elettronica o dei server aziendali. Deve comprendere, quando rilevanti per l'attività dell'impresa, anche gli apparati industriali e i dispositivi connessi.

Naturalmente non tutte le piccole e medie imprese sono direttamente soggette agli obblighi NIS2. Ma i rischi che la normativa intende prevenire esistono anche per le aziende che non rientrano nel suo perimetro.

Un attacco informatico non verifica prima se l'azienda sia o meno soggetta alla NIS2.

 

Dopo quanto accaduto in Francia, forse dovremmo cambiare il modo in cui poniamo la questione.

Non più: «A chi potrebbe interessare hackerare il mio frigorifero?»

Ma piuttosto: «Che cosa succederebbe alla mia azienda se qualcuno riuscisse a controllarlo al posto mio?»

È da questa domanda che dovrebbe cominciare una seria valutazione del rischio informatico.

Perché la cybersecurity serve non soltanto a proteggere i dati ma, soprattutto, a proteggere l'impresa e la sua capacità di continuare a lavorare.


[1] Fonte: TGcom24, 13 ottobre 2026 – Francia, attacco hacker ai frigoriferi di centinaia di supermercati.

 
 
 

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